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SICILIA ORIENTALE & I 5 SENSI 2025-26

CATANIA - ETNA - ALCANTARA - TAORMINA - SIRACUSA - NOTO - DONNAFUGATA - PUNTA SECCA - SCICLI - PALAZZOLO ACREIDE

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Plus Guiness

  1. 1 cooking class con pranzo tipico e wine tasting a Viagrande
  2. 1 pranzo in ristorante a base di street food a Catania
  3. 1 pranzo tipico in famiglia a Motta Camastra
  4. 1 pranzo sensoriale con visita di azienda agricola
  5. 1 pranzo tipico in azienda agricola produttrice di zafferano
  6. 3 pranzi tipici in ristorante/osteria/taverna
  7. 1 cena gourmet
  8. visita a Modica dell’Antica Dolceria Bonajuto con degustazione di cioccolato
  9. escursione serale Modica by night
  10. degustazioni varie di prodotti tipici
  11. visite aziendali e wine tasting vari
  12. bevande incluse ai pasti
  13. tasse di soggiorno incluse
  14. sistemazione family con possibilità di camera quadrupla
  15. viaggiare in modo esclusivo con massimo 25 persone
  16. eccellente combinazione di volo che consente di utilizzare appieno gli 8 giorni

Why this tour?

  1. per visitare i siti Patrimonio Unesco di Catania, Siracusa, Noto, Modica, Ragusa, Scicli, Palazzolo Acreide
  2. per scoprire i luoghi di Montalbano
  3. per degustare le eccellenze enogastronomiche della Sicilia orientale


Palazzolo Acreide è una città barocca della Val di Noto, nominata Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’UNESCO nel 2002. Situata nel cuore dei Monti Iblei a circa 45 km da Siracusa, rappresenta una delle tappe imperdibili per gli itinerari turistici nella Sicilia sudorientale. Le sue origini risalgono al 664 a.C., quando venne fondata dai siracusani la colonia greca di Akrai sul colle Acremonte, tra le valli dei fiumi Anapo e Tellaro. Nel corso dei secoli la città fu dominata da diverse popolazioni, tra le quali Romani, Bizantini, Arabi e Normanni. Oggi rimangono diverse testimonianze del passaggio di queste popolazioni sul colle Acremonte, dove sorgeva l’antica città. In quest’area archeologica si trova il Teatro Greco di Akrai risalente al II secolo a.C., e subito accanto il Tempio di Afrodite. Particolari sono anche i cosiddetti "Santoni", un complesso di statue che formano un santuario dedicato al culto della dea Cibele. Come molte città della Sicilia sudorientale, anche Palazzolo Acreide venne distrutta dal terremoto del 1693 e ricostruita in stile barocco. Nel cuore del centro storico settecentesco si trova la maestosa Chiesa di San Sebastiano, che si affaccia sulla grande Piazza del Popolo interamente circondata da palazzi barocchi. La città è famosa anche per il suo allegro Carnevale, il più antico della Sicilia, che si svolge nella piazza centrale con balli, sagre e sfilate di carri allegorici per le vie della città. Durante la stagione estiva, nei mesi di luglio e agosto, si tengono delle rappresentazioni di tragedie e commedie di autori classici latini e greci al Teatro Greco e numerosi eventi che animano le serate del borgo storico. Quando si visita una città nel sud est della Sicilia, non si può fare a meno di concedersi qualche peccato di gola assaggiando le specialità tipiche del luogo. A Palazzolo, nel mese di ottobre, si svolge l’Agrimontana, un evento in cui è possibile fare degustazioni e conoscere l’enogastronomia locale.

Scicli, sorge nel punto in cui le tre strette valli, dette cave, di Modica, Santa Maria La Nova e San Bartolomeo si aprono in una vasta pianura che raggiunge il mare a sud di Modica e Ragusa. Dal 2002 Scicli è inserita nel Patrimonio Unesco insieme alle altre sette città tardo barocche della Val di Noto (Caltagirone, Militello in Val di Catania, Catania, Modica, Noto, Palazzolo Acreide e Ragusa). Lungo le vie del centro storico di Scicli si susseguono, come in una fiaba settecentesca, splendide chiese in pietra dorata e sontuosi palazzi. Attraverso panoramici saliscendi si scorge in lontananza il mare e la pietra chiara crea con il sole affascinanti giochi di luce, nei quali si rincorrono scenograficamente bellezza, stupore e armonia. Qui si trovano anche alcuni tra i musei più importanti del territorio ibleo e alcune delle location più belle della serie tv del Commissario Montalbano, il protagonista dei romanzi di Andrea Camilleri. Basta poi fare quattro passi al di fuori dal centro per riconoscere le tracce di un passato millenario. Oltre c’è solo l’azzurro del Mediterraneo che si staglia all’orizzonte e riempie gli occhi di bagliori iridescenti che si perdono verso l’Africa. A tratteggiare la costa sciclitana appaiono infine spiagge e calette, falesie mozzafiato e antichi borghi marinari, come Donnalucata, Sampieri e Cava d’Aliga. Il cuore di Scicli è rappresentato da via Francesco Mormino Penna, il salotto degli sciclitani: una sontuosa via che di fronte al Palazzo Comunale si allarga in una suggestiva piazzetta, detta appunto del Municipio. All’interno del neorinascimentale edificio, spicca sugli ambienti in stile liberty la bellissima stanza del Sindaco, che nella fiction del Commissario Montalbano ospita lo studio del questore di Montelusa Bonetti-Alderighi. La facciata del palazzo, invece, corrisponde all’ingresso del commissariato di Vigata. Adiacente al palazzo Comunale troviamo la trecentesca chiesa di San Giovanni Evangelista, con la sua suggestiva facciata concavo-convessa movimentata da una preziosa gelosia in ferro battuto e posta al culmine di una scalinata che segue lo stesso armonioso movimento. All’interno

è da vedere il settecentesco dipinto spagnolo del Cristo di Burgos. La curiosa opera ritrae il Cristo crocifisso con una lunga veste sacerdotale e per questo il quadro è stato soprannominato dagli abitanti di Scicli il “Cristo in gonnella”. Su Via Penna troviamo anche la settecentesca facciata della Chiesa di San Michele Arcangelo, Palazzo Bonelli-Patané, il barocco Palazzo Spadaro con i suoi otto balconi in ferro battuto e decorazioni geometriche rococò, il Museo del Costume con abiti e tessuti della tradizione iblea e, infine, l’Antica Farmacia Cartia del 1902. Piazza Busacca, la piazza principale di Scicli, deve il suo nome alla statua eretta in onore di Pietro di Lorenzo detto appunto Busacca (1500-1569). Il banchiere sciclitano contribuì con la sua cospicua eredità, detta appunto l’Oro di Busacca, a sostenere la città di Scicli fino alla prima metà del XX secolo. 


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